Nella pagina Atti della conferenza sono disponibili gli interventi dei relatori convenuti alla prima conferenza aperta sull’Expo2015.
Numeri della prima conferenza aperta…
… 90 partecipanti, 18 interventi.
Questi sono i numeri della prima conferenza aperta Expo2015Camp che si è tenuta ieri a Palazzo Stelline.
GRAZIE! Grazie a tutti Voi, partecipanti e relatori, per aver colto e accolto la filosofia BarCamp!
La giornata si è aperta con la plenaria a cui hanno partecipato Andrea Poggio di Legambiente, Anna Masera LaStampa.it, Filippo Solibello conduttore radiofonico, Emil Abirascid direttore di Innov’Azione, Davide Bocelli The Longnow Foundation e Roberto Bonzio giornalista Reuters e ideatore del progetto Italiani di Frontiera.
Dopo la breve plenaria sono iniziati i lavori in parallelo nelle 4 sale della conferenza, dove si sono susseguiti i 18 interventi della giornata, dalla Lotta alla Fame nel Sahel al problema del cambiamento climatico in Pakistan, passando per il Progetto Kublai e la proposta del Mare a Scalo Farini – Milano. (A breve verrano inseriti i titoli di tutti gli interventi e le riprese fatte grazie alla videocamera Kodak Zi6).
Una bella sfida, portare il modello BarCamp al di fuori degli schemi tradizionali, dei 90 partecipanti, solo un numero molto ristretto aveva già partecipato ad un barcamp.
La giornata riassunta in poche parole:
Energia, creatività, interazione e condivisione.
25 Giugno 2009, la prima conferenza aperta sull’Expo2015 è alle porte.
Si parlerà di WebGiS2.0, del Mare a Milano, della Lotta alla fame nel Sahel, gli Effetti del cambiamento climatico, Critical City, La Responsabilità a Lungo Termine e tanti altri interventi per condividere una visione ampia e nuova del futuro.
Expo2015Camp, Niente spettatori, solo partecipanti!
Parlano di noi: Wired.it – Aspettando l’Expo 2015 a Milano per discutere del futuro
Wired.it, l’estensione digitale di Wired Italia, cita la conferenza Expo2015Camp quale occasione per tornare a parlare del futuro, Aspettando l’Expo 2015 a Milano per discutere del futuro.
In questo contesto si riunisce domani a Milano l’Expo2015Camp – un evento multidiscipliare all’interno dell’Expo2015 – durante la quale verranno affrontati i temi dell’ambiente, dell’urbanistica, della tecnologia, delle risorse energetiche del pianeta e della partecipazione, tema particolarmente caro agli organizzatori dell’evento che tengono a precisare che “chiunque può partecipare per portare le proprie esperienze, capacità progettuali, condividere e raccogliere idee”.
WEBGIS 2.0: e-democracy per la programmazione economica
Il progresso tecnologico, le connessioni, veloci e sempre più pervasive ed il generalizzato utilizzo degli strumenti del web 2.0 sono gli elementi chiave nell’approccio innovativo che il PIT (Progetto Integrato Territoriale) Marmo Platano Melandro (in Basilicata) ha adottato. Il progetto di ricerca ha prodotto in primis uno strumento in grado di contestualizzare gli interventi finanziati (riferiti al periodo di programmazione 2000-2006, ma ovviamente replicabile per il prossimo), valutare la loro efficacia ed efficienza, definire strategie e sinergie, individuare l’ordinamento delle priorità e determinare il superamento della consuetudine degli investimenti a pioggia.
Accanto all’esigenza di valutazione, tuttavia, si è sentita forte quella di rendere trasparente il processo di decisione ed accessibili a tutti, cittadini, imprenditori, enti locali, le informazioni connesse, legate al territorio: è stato breve il passo da sistema informativo geografico a Webgis e WMS. Questi strumenti, basati sull’uso di internet per l’accesso alle informazioni geografiche, consentono una ampia diffusione della conoscenza del territorio e determinano le condizioni per rendere trasparente il processo di programmazione.
Pur essendo fondamentali, pur consentendo ai cittadini di diventare consapevoli delle scelte adottate e delle dinamiche di sviluppo che si innescano e/o possono innescarsi, tali strumenti tuttavia restano strumenti a bassa interazione e non garantiscono il passaggio ad un approccio bottom-up, che si ritiene invece necessario. Infatti, il contesto di riferimento è caratterizzato da uno sviluppo debole, dalla marginalità rispetto ad un ambito urbano che si caratterizza come forte elemento attrattore: l’approccio bottom-up può diventare uno strumento di ascolto del territorio, ed una opportunità per l’affermazione delle identità locali, determinanti nel processo di sviluppo economico.
Il WebGIS allora diventa WEBGIS 2.0, e si propone come un KIT di diversi strumenti (social tools, sharing tools, mapping tools e decision tools) capaci di stimolare i cittadini – veri soggetti dei processi decisionali e spesso soltanto “agis” sui quali ricadono le scelte – ad agire e partecipare con un atteggiamento collaborativo. Essi si sentono coinvolti nello sviluppo del processo di pianificazione e avvertono che le loro iniziative potrebbero essere apprezzate ed accolte, arricchendo peraltro il progetto delle soluzioni
Claudio Onorato: opere esposte all’Expo2015Camp
Al momento della registrazione, vicino al desk, troveremo il totem “Acqua, Terra, Cielo“. Mentre in ogni sala sarà presente un’opera dell’Architetto dell’Immaginario, Claudio Onorato.
Le opere di Onorato sono architetture immaginarie, leggere come l’aria, che nascono dal gioco dei pieni e dei vuoti.
Mister Empire
Miss Chrysler
“un mio omaggio a M.C.Escher e alla sua incredibile opera. Non stupitevi quindi, quando vedrete il vecchio Empire State Building o il seducente Chrysler in fondo al mare. Si sentono perfettamente a loro agio in questo nuovo elemento!” (Claudio Onorato)
Partendo da grandi fogli di carta colorata, Claudio Onorato ritaglia il mondo, frammenti di città, architetture, figure, cercando di rappresentare la vita nella sua quotidianità. Quadri che rivelano fatti, situazioni e ambientazioni di una quotidianità sorprendente, e parimenti celano nei loro “interstizi”, scene di violenza, sopruso, abuso di un’epoca globalizzata”. (Francesco Tadini)
La leggerezza della carta sembra regalare alle sue opere una consistenza eterea, il contrasto tra i pieni e i vuoti con la luce che le attraversa, dona loro l’illusione della tridimensionalità. I suoi “tagli” sono un groviglio di umanità, facce e corpi, creature acquatiche, figure ispirate ai fumetti, vegetali e strani insetti, oggetti smaccatamente illogici. Uno spazio continuo, affollatissimo, palpitante, che preme e si accalca attorno ad edifici freddi, ermeticamente sigillati. Ma spesso questa marea ondeggiante occupa anche l’interno cosicché il dentro e il fuori si confondono in uno straripare di vita. Di creatività. Di tumultuosa molteplicità. (Stefano Cortina )
Claudio Onorato, in un’intervista di Chiara Carolei:
Penso naturalmente che sia giusto che un artista si cali in un dibattito di società. Le mie condanne le ho sempre fatte utilizzando metodi non violenti, se così si può dire, cercando di far riflettere lo spettatore senza traumatizzarlo. Gli animali che dipingo, le persone, qualche volta anche i fiori, guardano sempre chi li sta guardando, è un rapporto paritetico. Cerco una presa di coscienza. Non mi dispiace dire che mi sento in alcuni lavori un po’ francescano…un francescano laico che cerca di parlare allo spirito delle persone. Chi guarda la Trattoria degli animali , La strage degli innocenti, alcuni animali chiusi in gabbia, o il bambino morto in braccio alla madre,
Assassinio di un sindacalista colombiano
Veglia Funebre nel villaggio di Tiebelè
si pone al loro livello, guarda e viene guardato negli occhi. Ascolta una preghiera. In questi ultimi lavori di cui ti ho accennato, in cui sono presenti grandi marchi come Ikea, Nestlè, Monsanto, Coca-cola, voglio parlare in modo diverso, forse in modo più indiretto, di certi crimini di cui non si parla quasi mai sui giornali, creando dei racconti. Questa nuova serie di lavori s’intitolerà Storie vere. Il titolo della serie trae spunto dal capolavoro di David Lynch, Una storia vera. Se decido di denunciare Nestlè, la storia verrà ambientata in un villaggio sudafricano, ci saranno maschere indigene, gente che balla intorno a un grande fuoco e sicuramente un bambino morto. Il titolo sarà fondamentale alla comprensione del quadro. (tratto dall’intervista di Chiara Carolei)
Il diavolo nella Cattedrale
Milano con l’Expo per la lotta alla fame nel mondo: il recupero delle terre fortemente degradate per la sicurezza alimentare nel Sahel
REACH ITALIA ONLUS, ONG italiana operante da vent’anni a favore delle popolazioni più vulnerabili in 7 paesi africani, è impegnata dal 2003, insieme a numerosi partners, in un progetto di recupero di terre degradate nel Sahel Burkinabé, terre rese completamente improduttive e aride dal fenomeno della desertificazione.
Il progetto si avvale della tecnologia messa a punto dall’Ingegnere Italiano Venanzio Vallerani, che consiste nella meccanizzazione della tecnica, già utilizzata dalle popolazioni autoctone, del “Water Harvesting“. Il water harvesting si realizza attraverso lo scavo di micro-bacini in grado di raccogliere e conservare l’acqua piovana durante la breve stagione delle piogge.
Si tratta di una tecnica molto antica delle popolazioni autoctone e alquanto semplice, ma con una resa limitata dalla capacità dell’uomo di realizzarne manualmente una quantità apprezzabile. Vicino ai micro-bacini è possibile seminare piante da coltura, foraggio o lasciare la crescita di vegetazione spontanea. L’aspetto innovativo del Sistema Vallerani è che il metodo del “water harvesting” è applicato su grande scala mediante lo scavo meccanico, utilizzando gli speciali aratri denominati TRENO, DELFINO o SCARABEO, a seconda dei diversi tipi di terreno da arare e dei diversi tipi di arature. Si tratta quindi di una tecnologia interamente italiana, di cui l’Italia deve essere fiera e promuovere nella lotta alla desertificazione; questo sistema ha trovato vasta applicazione in varie regioni del mondo, recentemente anche in Cina con il contributo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio.
Il recupero delle terre con il Sistema Vallerani consente di produrre circa 5/7000 micro-bacini al giorno, con una media di 2ha per ora, contro i 5 al giorno realizzabili manualmente dall’uomo (efficienza ed efficacia rispetto ad attività simili). Date le caratteristiche tecniche degli aratri, viene provocata, grazie alla velocità di avanzamento del trattore (4-7 Km/h), una profonda rottura delle zolle nei suoli più compatti e quindi una maggior capacità di raccolta e infiltrazione delle acque di scorrimento, migliorando le rese agricole e lo sviluppo delle essenze arboree. Il trattamento dei suoli ha infine un forte impatto positivo sulla ricarica delle falde freatiche. La raccolta dell’acqua piovana evita di dover ricorrere al pompaggio dell’acqua delle falde, che in questo modo può essere totalmente utilizzata per la sopravvivenza della popolazione. Il Sistema Vallerani viene utilizzato per recuperare terre che hanno perso completamente la loro produttività, terre che possono essere pascolate al massimo 2 settimane durante un intero anno. Queste terre sono già completamente abbandonate dalla popolazione e in assenza di un intervento saranno ulteriormente soggette a erosione fino ad arrivare a uno stadio irreversibile.
Dal 2003 a oggi Reach Italia ha recuperato circa 1.700 ettari, ma le stime parlano di 200.000 ettari da recuperare in quell’area a lungo ignorata.
Per il 2009 Reach Italia ha previsto l’avvio di una nuova fase con il rafforzamento e ampliamento delle attività in Burkina Faso e il coinvolgimento di numerosi partners in Italia e in loco.
Il progetto si fonda sulla prosecuzione della partnership con l’Associazione Deserto Verde Burkinabé, una realtà ticinese fondata sul volontariato e sulla passione forestale e sulla partnership con il Comune di Gorom Gorom, controparte locale del progetto. Nel corso del progetto saranno inoltre coinvolte numerose associazioni locali e di villaggio.
In Italia il progetto vede la collaborazione con il Parco Nord Milano, il Centro Inter-universitario per la Cooperazione Agro-alimentare e Ambientale (CICSAA) e la SAME Deutz Fahr.
Un progetto Expo’ oltre i confini nazionali: studio degli effetti del Cambiamento Climatico sulla Risorsa Idrica e sulle attività Agricole del Karakorum (Pakistan, Asia)
Il progetto, ideato dalle tre maggiori università milanesi (Statale, Bicocca e Politecnico) in collaborazione con il Comitato EvK2CNR di Bergamo e con il sostegno di IREALP, che verrà presentato in occasione di BARCAMP, è stato premiato dal bando “Expodeiterritori 2015″ e rappresenta una concreta occasione di cooperazione internazionale con importati ricadute sia in Pakistan (dove i temi dell ‘acqua e della pianificazione agricola sono prioritari) sia in Lombardia (per le sinergie progettuali).
LE MOTIVAZIONI ALLA BASE DEL PROGETTO
La scelta di presentare questo progetto di cooperazione internazionale alla valutazione “Expo’ 2015” è stata sostenuta sia dall’oggetto del programma di ricerca (l’acqua, una risorsa fondamentale per la vita, l’agricoltura e l’alimentazione, temi prioritari di Expo’ 2015) che dalle concrete possibilità, attraverso esso, di intensificare e rendere proficui i rapporti con il popolo pakistano e con un’area del Pakistan (il nascendo Parco Nazionale del Karakorum Centrale) che potrebbe contribuire al suo sviluppo economico e culturale.
La scelta di collegare Milano e l’Expo’ che qui si terrà nel 2015 a questo settore dell’Asia, inoltre, non è casuale poiché in quella regione i ricercatori lombardi (molti dei quali milanesi) hanno portato negli ultimi 70 anni ad un concreto progresso della conoscenza scientifica e stanno attualmente operando nell’ambito di programmi di ricerca internazionali che potrebbero trovare completamento e perfezionamento grazie ad un sostegno Expo’ 2015.
E’ appena il caso di ricordare che Ardito Desio, scienziato ed esploratore che ha fondato il corso di Laurea in Geologia all’Università degli studi di Milano, aveva intrapreso le sue ricerche in Pakistan nel 1929, proprio nell’area del Parco Nazionale del Karakoram Centrale, e che qui ha guidato la nota spedizione scientifica ed alpinistica che ha portato gli italiani in vetta al K2 (8611 m) nel Luglio del 1954. E’ lombardo Maurizio Gaetani, il geologo che più di altri ha contribuito alla conoscenza della geologia della catena montuosa del Karakoram (con la catena himalayana il “tetto del mondo”); sono lombardi i ricercatori, alcuni dei quali proponenti il presente progetto, noti a livello internazionale come i maggiori conoscitori della dinamica recente dei ghiacci e delle nevi di queste aree remote (Claudio Smiraglia tra gli altri). E’ inoltre nato dagli sforzi del Comitato Ev-K2-CNR di Bergamo (partner del presente progetto), che collabora strettamente con il CNR, un progetto interdisciplinare internazionale (progetto SHARE – Stations at High Altitude for Research on the Environment), la cui validità è stata di recente riconosciuta anche dall’ONU, finalizzato a studiare le caratteristiche atmosferiche e climatiche in siti di alta quota del pianeta. La rete SHARE è costituita ad oggi da 18 stazioni in Europa, Asia, Africa. Due di queste sono localizzate proprio in Pakistan, nel territorio del Parco (CKNP).
Va anche segnalato che la nascente Università del Karakorum (con sede a Gilgit), che permetterà la formazione di numerosi giovani pakistani e che quindi costituirà un concreto strumento di promozione sociale e culturale, sta sviluppandosi anche grazie al sostegno scientifico di docenti universitari milanesi e ricercatori Ev-K2-CNR lombardi che, attraverso convenzioni non onerose, stanno trasferendo tecnologia e informazioni a docenti e studenti pakistani.
Gli sforzi dei ricercatori lombardi impegnati in queste regioni montuose del Pakistan hanno pertanto già portato a risultati scientifici riconosciuti a livello internazionale; a completamento di questo è però ora fondamentale sostenere studi finalizzati a contribuire non solo alla conoscenza dei territori ma anche e soprattutto alla gestione e pianificazione delle risorse qui localizzate ed all’allestimento di strategie di adattamento nel caso che tali risorse possano variare nel tempo di entità e/o distribuzione.
IL TEMA PORTANTE DEL PROGETTO
La risorsa primaria è sicuramente l’acqua e in conseguenza del Cambiamento Climatico sono attese importanti variazioni nella sua distribuzione stagionale in tutte le aree montuose del pianeta. In Pakistan ed in particolare nell’area del Parco, le caratteristiche climatiche fanno sì che la componente idrica derivante dalla fusione nivo-glaciale sia fondamentale per assicurare acqua al fitto reticolo idrografico che alimenta i villaggi e le coltivazioni di media bassa quota. Variazioni nell’estensione di neve e ghiaccio e nella distribuzione ed intensità delle piogge avranno un pesante impatto sulle popolazioni del Parco, sui loro sistemi agricoli e sulla loro alimentazione.
Sono quindi importanti e richiesti non solo studi che quantifichino l’attuale entità e variabilità della risorsa idrica per suggerire una migliore strategia di pianificazione agricola, ma anche ricerche che portino all’allestimento di proiezioni delle risorse idriche future, sulla base di diversi scenari di Cambiamento Climatico, per predisporre in base a queste, strategie di adattamento e di pianificazione agricola che consentano uno sviluppo sostenibile delle popolazioni del Parco.
LA PROPOSTA
A questo scopo un team di ricercatori dell’Università degli Studi di Milano (glaciologi ed agronomi), del Politecnico di Milano (idrologi), dell’Ev-K2-CNR (climatologi e scienziati ambientali) e dell’Università di Milano-Bicocca (biologi e microbiologi) ha predisposto il programma qui presentato che costituisce un esempio di progetto di ricerca multidisciplinare, integrato, con possibilità di concrete ricadute sui territori, sulle popolazioni e sulla loro alimentazione in un’area del Pianeta “fragile” ed in via di sviluppo.
Il progetto si propone di valutare l’evoluzione della disponibilità di risorsa idrica per il sistema Parco Nazionale del Karakoram Centrale (CKNP, Pakistan, Asia) con particolare attenzione alla macro-area della Valle del Bagrot, a monte di Gilgit, sede dell’Università del Karakorum. Il programma vuole inoltre portare all’ allestimento di scenari verosimili di disponibilità idrica, in relazione alle evoluzioni climatiche in atto, così da fornire un utile strumento di supporto alle decisioni. Si proporranno infine, sulla base degli scenari proposti, strategie di adattamento e di pianificazione agricola.
Il team è costituito da ricercatori di chiara fama nel loro settore, che già da anni operano in Pakistan ed in aree del mondo in via di sviluppo (anche nell’ambito di progetti di cooperazione internazionale), che già hanno contatti con enti di ricerca governativi pakistani, con il costituendo Parco e con l’Università del Karakorum. Il team ha a disposizione un limitato budget (cofinanziamento) per avviare il progetto qui proposto e necessita di un contributo (auspicabilmente nell’ambito di Expo’ 2015) per portare a termine e completare la ricerca.
Il progetto si struttura su un arco temporale di 36 mesi e prevede la collaborazione tra ricercatori lombardi (consorzio UNIMI – Ev-K2-CNR – POLIMI – UNIMIB) afferenti alle scienze (geologiche, agronomiche, naturalistiche ed ambientali) ed all’ingegneria (idrologia), tra enti territoriali lombardi (IREALP) nonché il coinvolgimento di tecnici e ricercatori pakistani per il trasferimento del know-how metodologico e tecnologico e per un fondamentale scambio di idee.
Sulla base dell’esperienza ultra-decennale nel monitoraggio ambientale in alta quota, il ruolo del consorzio UNIMI – Ev-K2-CNR – POLIMI – UNIMIB (costituito da quattro unità operative che collaboreranno in stretta sinergia tra loro) e da agli altri partner di progetto (IREALP) per il conseguimento degli obiettivi del progetto proposto sarà sia di raccolta ed elaborazione di dati criosferici, idrologici e meteoclimatici in bacini glacializzati campione siti nel Central Karakoram National Park (CKNP, Pakistan), sia di analisi e discussione dei modelli evolutivi e delle strategie di adattamento prodotte dal consorzio.
L’obiettivo specifico delle attività svolte dal consorzio è quello di identificare e quantificare gli effetti del cambiamento climatico su aree glacializzate di alta quota del Karakorum e in particolar modo di valutare l’impatto della componente nivo-glaciale sul ciclo dell’acqua e sui sistemi agricoli in relazione con le modificazioni delle condizioni meteorologiche.
I RISULTATI PER IL PAKISTAN
I risultati ottenuti attraverso il progetto qui presentato presentano un’elevata replicabilità spaziale e temporale.
Per quanto riguarda la replicabiltà spaziale, le metodologie ed i protocolli di ricerca introdotti, che saranno condivisi e trasferiti a colleghi pakistani dell’Università di Gilgit, permetteranno di condurre ricerche analoghe in altre aree sensibili del Karakoram dove la variabilità glacio-nivale costituisce il principale fattore nel determinare la disponibilità stagionale della risorsa idrica. A livello temporale il progetto persisterà nel territorio e non porterà solo alla valutazione delle coltivazioni ottimali rispetto alla risorsa idrica ma porrà anche le basi per un sistema di monitoraggio idro-meteorologico sistematico e permanente attraverso la strumentazione (teleidrometri e stazioni meteorologiche) che verrà permanentemente installata nell’area di indagine. La manutenzione della stessa sarà affidata all’Università di Gilgit (consorziata con l’Italia) e a personale locale appositamente formato nell’ambito del progetto.
In sintesi di seguito i principali risultati progettuali:
- Allestimento di un data base regionale relativo alla criosfera ed al clima ed alla loro evoluzione nelle aree investigate. La raccolta dati costituirà il primo indispensabile passo della ricerca e porterà ad un prezioso archivio di informazioni altrimenti poco note e poco disponibili per le aree ad elevata altitudine. La banca dati raccoglierà informazioni strumentali, proxy data, dati di terreno e da remote sensing. Prima del loro inserimento i dati verranno verificati, omogeneizzati e analizzati. La banca dati costituirà la fondamentale base di partenza per le successive elaborazioni modellistiche e per l’allestimento di solide proiezioni future e resterà a disposizione dei ricercatori che in futuro proseguiranno le ricerche in queste aree (grazie anche alle collaborazioni avviate dai ricercatori con istituzioni locali pakistane)
- Valutazione delle tendenze in atto (sia criosferiche che climatiche). Grazie alla banca dati si quantificherà su un campione esteso l’effettiva modificazione climatica, criosferica ed idrica nelle aree in oggetto e si definiranno le tendenze in atto. Verrà analizzata l’intensità delle tendenze rilevate e la loro dipendenza da fattori geografici o stazionali. Si valuteranno inoltre le tendenze future con opportune proiezioni dai modelli climatici globali e i potenziali effetti sul ciclo idrologico delle aree investigate.
- Proiezione della futura disponibilità e distribuzione della risorsa idrica da fusione nivo-glaciale in funzione di diversi scenari di cambio climatico. Grazie alle modellazioni condotte sia su base fisica che con la calibrazione derivante dai numerosi dati (di terreno ed indiretti) raccolti sarà possibile disporre di modelli glaciologici ed idrologici che permettano di investigare la futura disponibilità idrica in funzione di diversi scenari di cambiamento climatico (si considereranno gli scenari A2 e B2 suggeriti dall’IPCC e simili). Utilizzando le proiezioni ottenute dai modelli climatici globali (GCMs), scelte sulla base delle analisi condotte e tenendo conto delle strategie di downscaling introdotte e dei modelli glaciologici ed idrologici prodotti, verrà modellata la risorsa criosferica e quindi quella idrica da essa derivante attese nel prossimo futuro (fino al 2100).
- Proposta di scenari alternativi per la gestione della risorsa idrica e di strategie di pianificazione agricola . Sulla base dei risultati ottenuti per le aree di indagine verranno proposte diverse strategie di adattamento in funzione delle modificazioni attese, per il periodo analizzato, della risorsa idrica (e.g.: variazioni nella gestione della risorsa idrica, piani di sicurezza ed assicurativi per la gestione delle piene, modifica nella gestione degli invasi e dei bacini), si proporranno inoltre pianificazioni agricole e colturali.
- Le strategie di pianificazione agricola e colturale potrebbero prevedere percorsi di valorizzazione e tutela di prodotti locali sulla scorta di quanto fatto in Valtellina per alcuni prodotti gastronomici, in questo caso un accompagnamento al percorso di certificazione potrebbe avvenire grazie a partner locali lombardi (IREALP) esperti in questo settore
LE RICADUTE PROGETTUALI PER EXPO’ 2015, PER MILANO E PER LA LOMBARDIA
Oltre a quanto sopra riportato, il progetto presentato porterà a secondari ma non meno importanti risultati per i partner italiani, per Milano e per la Lombardia in genere.
Le ricerche e le attività svolte, infatti, non produrranno solo concreti risultati in Pakistan dove la pianificazione idrica ed agricola è indispensabile, ma permetteranno anche ai ricercatori lombardi di conseguire risultati scientifici di alta qualità (che verranno pubblicati su riviste di settore ad alto impatto e divulgati in workshop e congressi internazionali) e costituiranno una preziosa occasione di verifica e test per la strumentazione scientifica (stazioni meteorologiche, idrologiche e strumentazione topografica). Strumenti ed apparecchi dovranno infatti venire utilizzati in alta ed altissima quota (e molti vi dovranno poi rimanere a termine del progetto come dotazione per il Pakistan) e saranno così sottoposti a test di funzionalità in condizioni rigide ed estreme. Questo comporterà la ricerca di soluzioni e strategie che non solo permetteranno la ricerca in Pakistan ma che potranno poi venire utilmente applicate anche sulle Alpi ad alta ed altissima quota. A titolo di esempio si segnala che la prima stazione meteorologica sopraglaciale permanente italiana è localizzata dal Settembre 2005 sulla superficie del Ghiacciaio dei Forni, in Lombardia. La stazione prima della sua installazione italiana era stata testata dai ricercatori milanesi per due mesi sulla superficie del Ghiacciaio Baltoro (in Pakistan) e solo dopo alcune modifiche suggerite proprio dalla permanenza in alta quota è stata ottimizzata per la sua installazione definitiva italiana. Il progetto pertanto costituirà una preziosa occasione di verifica per la strumentazione scientifica e per le tecnologie di collegamento e trasferimento dati ad alta quota e produrrà risultati esportabili alla realtà alpina italiana e lombarda (si ricorda che il 40% del territorio lombardo è montano).
Altro importante risultato sarà costituito dal fatto che la nostra regione che non solo condurrà queste ricerche in Pakistan ma ospiterà anche, nell’ambito del progetto, per un periodo almeno trimestrale colleghi Pakistani (sia ricercatori che tecnici) per formarli praticamente su metodi e tecniche che dovranno applicare una volta rientrati nel loro paese. Il “Laboratorio” e la “Palestra” per questa formazione saranno rappresentati proprio dalle montagne lombarde dove sono presenti analoghi morfologici (coltivazioni terrazzate, ad esempio in Valtellina) e grandi ghiacciai (Gruppi dei Forni, Bernina, Adamello) dove vi sarà spazio per apprendere protocolli di lavoro e metodologie da riportare poi in Pakistan. I laboratori a cielo aperto utilizzati per il progetto potranno poi divenire luoghi visitati (in modo organizzato) durante Expo’ 2015 con ulteriore ritorno per la nostra regione come promozione turistica.
Un approccio sociale per costruire la sostenibilità globale
L’azienda è notoriamente un luogo di affari e di interscambio di relazioni e rapporti e come tale definisce un contesto di interessi umani e personali nei quali le persone ci si possono trovare: a beneficio sia per le persone che per l’azienda stessa.
Le piazze si stanno complementando con spazi di socializzazione virtuali che si stanno sempre più affollando.
Cosa succederà alle aziende e alle piazze nel 2015 dal punto di vista sociale ed etico?
Oggi le piazze si stanno muovendo anche verso luoghi di scambi come Facebook, twitter e altri social network per facilitare la socializzazione ”di strada” attraverso canali innovativi ed etici come è spiegato nell’intervento “Trasformare le città dal basso – Curitiba e CriticalCity”.
moolidoo ed equoterra sono due strumenti che si propongono di promuovere ed agevolare lo sviluppo di un nuovo senso etico nelle persone e di un rapporto sostenibile tra le persone, le aziende, le associazioni non profit, l’ambiente e la propria vita sfruttando le piazze favorite dai vari social network: siano essi privati, interni alle aziende oppure pubblici.
moolidoo garantisce questo attraverso un sistema che permette alle aziende ed alle persone di fare beneficenza, ed a queste ultime di ringraziarsi, riconoscersi delle qualità e di accrescere la propria reputazione all’interno del contesto di vita giorno dopo giorno.
equoterra, invece, sensibilizza le persone unirsi in gruppi per effettuare acquisti di qualità, sostenibili e rispettosi dell’ambiente e della propria salute, aggiungendo una componente sociale relativamente ad una quota di beneficenza per ogni acquisto effettuato. L’utilizzo di reti sociali pubbliche come Facebook permette, tramite equoterra, di favorire e dare maggior linfa a “Un sistema di qualità integrato per le produzioni agro-alimentari del parco agricolo sud di Milano” mettendo in collegamento un bacino di persone tutte interessate allo stesso tema.
Questa che sembrerebbe innovazione e già spirito di qualche azienda, e sarà la realtà delle persone e delle aziende nel 2015 dove la speculazione sarà scemata da un senso etico maggiore.
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Kodak Partner Tecnologico di Expo2015Camp
In collaborazione con Kodak, i lavori della conferenza Expo2015Camp saranno integralmente videoregistrati utilizzando la videocamera tascabile Kodak Zi6.
La videocamera tascabile KODAK Zi6, dal design compatto ed elegante, è progettata per l’acquisizione facile di video, senza copriobiettivo, selettore di modalità o impostazioni da configurare. È sufficiente accenderla e premere il pulsante di registrazione per catturare il movimento, l’azione e i dettagli più interessanti in straordinarie immagini HD.



































